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PRESS
Il Gazzettino – Anno II n.5 Agosto 2005
di Francesco Barlaam Pucci
Atlantide, disco che contiene sette brani, è il lavoro di Cesare Saldicco, elegante pianista nato e cresciuto a Roma, intellettualmente e musicalmente con la passione per la musica jazz.
Si tratta di brani dalla pregievole fattura, suonati con estrema maestria, professionalità e duttilità. Il quartetto/quintetto è formato da Cesare Saldicco al piano, Enrico Bracco alla chitarra, Pietro Ciancaglini al basso, Armando Sciommeri alla batteria e Marcello Allulli al sax.
Il primo brano intitolato “Dulcinea”, è un brano tirato, veloce, in grado di catturare al massimo l’attenzione dell’ascoltatore. La musica è un jazz di stampo classico, in cui il pianoforte di Cesare Saldicco riesce a creare pregevoli meloldie evocative di un tempo passato, noir dalle atmosfere quasi cinematografiche.
Il secondo pezzo “Untitled” vede la partecipazione di Marcello Allulli al sax, passando così dal quartetto al quintetto. Brano di ampio respiro, meno “spasmodico” rispetto a “Dulcinea”. Atmosfere di intimità cercata e trovata, colonna sonora di un apppuntamento in cui due corpi e due menti si incontrano, si uniscono, creando attorno a loro un momento di assoluta riservatezza, quasi sacrale.
Il disco continua con “Paricò”, canzone in cui il piano di Cesare lascia, per circa due minuti, il ruolo di attore principale ad Enrico Bracco, chitarrista dal tocco pulito, sopraffino ed elegante, in grado di impostare un fraseggio ispirato, originale, mai banale in nessuna componente e per una volta, diciamolo, bello.
Le note che compongono la melodia di “Atlantide”, title track e quarta traccia dell’album, sono di stampo tipicamente purista, priva di alcuna contaminazione, descivibile con una sola parola: jazz. Episodio affascinante di circa sette minuti, rappresenta l’anima della musica di Cesare Saldicco, racchiudendo in se tutta la storia musicale di questo artista, tutte le sue passioni e il suo modo di intendere e di scrivere musica.
Il disco prosegue con “Bibidi Bobidi Blues”, un blues dalle tinte divertenti e giocose. I musicisti si esaltano in questo gioco fatto di preziosi e raffinati fraseggi che vedono tutto il quartetto inseguirsi tra loro attraverso assoli tecnicamente impeccabili.
Il sesto brano è “Viola”, canzone dalla melodia romantica, dolce e sensuale. La song vede il ritorno di Marcello Allulli al sax, abile tessitore di melodie intrise di malinconia, tristezza e dolore. Il cd si conclude con “Untitled” (alternate take), versione aletrnativa della song sopra citata, in cui i musicisti propongono dei fraseggi diversi basati comunque sullo stesso tema.
From AMG Reviews - All Music Guide
by Ken Dryden
Cesare Saldicco is yet another discovery of Philology owner Paolo Piangiarelli, who obviously delighted in producing the young pianist's impressive debut as a leader. He is joined by guitarist Enrico Bracco, bassist Pietro Ciancaglini and drummer Armando Sciommeri. Saldicco composed and arranged all of the music for this release. He also has chops to spare, but he is interested as much in featuring the members of his group as much as himself, something many young artists overlook in making their early recordings. The theme of the opener, “Dulcinea," has a definite Italian flavor, moving from a slow theatrelike theme into an intense postbop setting. “Paricò" is a brisk samba that gives Bracco a chance to stretch out, while the subtle ballad “Atlantide" is cast as a moody waltz. Soprano saxophonist Marcello Allulli is added for both takes of the melancholy “Untitled" and the bittersweet “Viola." This is a very promising start for a talented musician.
Musica Jazz n. 5 Maggio 2003
di Giorgio Lombardi
Con questo Cd esordisce come leader Saldicco, apprezzato allievi di Stefano Bollani che nelle note di copertina ha notato come più che l’originalità colpisca l’eleganza e la cantabilità della musica del giovane pianista, contraddistinta, almeno nelle composizioni più felici (Dulcinea, Atlantide e il tema seza titolo riprodotto in due versioni) da una vena di malinconia accattivante, qua e là crepuscolare.
L’innata vocazione a privilegiare la melodia, sino a esasperarne i più reconditi risvolti, comporta il rischio di qualche compiacimento narcisistico di troppo (particolarmente evidente in Paricò e Viola).
Tra i partner, altrettanto giovani, Allulli (soprattutto nel brano senza titolo) e Bracco si ritagliano pregevoli intermezzi solistici.
Buono è il lavoro del basso e del batterista che peraltro non hanno molto spazio per mettersi individualmente in luce.
Questa prova d’esordio si può considerare nel complesso positiva ma esige una prova d’appello un po’ più impegnativa, con uno spettro di orizzonti più ampio, una maggior valorizzazione della componente ritmica e una miglior definizione del sound d’assieme.
Jazz Convention Year 2002
di Antongulio Zimarino
Quello di Saldicco è senz'altro un pianismo completo e si percepisce una fluidità e una ricchezza di toni che ha radice nel classico, così come, se vogliamo, Ë anche la concezione intima delle composizioni. C'è comunque un tentativo di intervenire a slegare le logiche obbligate delle progressioni in qualcosa di diverso; resta nell'insieme una "romanità" intendendo per essa una "classicità" iconografica nella concezione jazzistica o forse non è romanità ma semplicemente uso della lingua jazzistica da chi ha una concezione di partenza differente. Niente di male in questo infatti l'interesse verso il jazz di chi può vantare una grande conoscenza della musica colta occidentale è quasi sempre una scoperta, un rimanere folgorati delle possibilità straordinarie degli umori e dei colori di questa musica. Credo che questo amore di Saldicco sia autentico, ma "ciò che conosce" in lui sembra ancora più forte di "ciò che sente" emotivamente attraverso questa musicalità. Veniamo ora alla lettura dei brani: Dulcinea il brano di apertura è sicuramente piacevole anche se prevedibile nell'apertura armonica ed è un bel "divertissement" per l'improvvisazione che perÚ non mi sembra ben sfruttata nelle sue possibilità. Il lavoro del "continuum" della mano sinistra di Saldicco offrirebbe in questo caso un bel "pieno".
Untitled ha un tema molto bello cantabile e una logica rigorosa, forse non interpretato al massimo delle potenzialità liriche dal sax di Allulli che nella prima take ci sembra un po' calante. La struttura armonica è "tonda" avvolgente, piacevole. L'alternative take di Untitled mi sembra forse migliore, ma proprio la sua riproposta mette in evidenza l'essenza di "clichè" di questo brano, senza nulla togliere alla sua intrinseca completezza armonica, ripete lo stesso identico mood, la stessa interpretazione fondamentale. Cambiano solo i "soli".
Paricò incrocia obbligatoriamente il "latin" ma traspare sempre la fondamentale concezione classica anche nel solismo. Si privilegia la fluidità al ritmo, al "break", allo spezzettamento della frase che saprebbe interpretare e far emergere quella cosa chiamata "jazz", non tanto come linguaggio ma come anima. Diciamo che la ricerca è "con le note" e "sulle note" ma non "dentro".
La title track Atlantide, è un valzer lento, animato, pensate un po' dal contrabbasso di Ciancaglini che purtroppo non emerge a dovere tra i suoni. La chitarra di Bracco infila un solo caldo e gradevole e il solo di Saldicco si impegna nella consueta passeggiata di mano sinistra su e giù per la tastiera, con Sciommeri che prova a dare un po' di corpo energetico, il tutto cresce in un impasto finale un po' caotico, senza vera energia.
In Bibidi bobidi Blues la commistione tra frasi "blue" e scale classiche o almeno provenienti da quella concezione da un effetto piacevole e "ravvivante" e una leggera ironia. A vivacizzare l'insieme sono i frequenti salti tonali e le conseguenti aperture che ne derivano in fase di improvvisazione anche se la preoccupazione di mettere troppe note in fila non permette di ricordare particolari momenti del "solo" di Saldicco. L'altro solista Bracco si destreggia meglio e infila un solo interessante. Quello che però non mi convince è sempre "l'eccessivo pieno" dato dal sovrapporsi dei bassi del pianoforte con quelli del contrabbasso. Anche il lavoro della batteria non è completamente amalgamato all'insieme. Alla fine c'è come un senso di ronzio. Con Viola torniamo alla "ballad" che esalta un sobrio Ciancaglini ed è nella sua logica un brano piacevole e riuscito.
In definitiva è un cd godibile proprio negli elementi indicati da Stefano Bollani nelle note sulla copertina ("cantabilità" ed "eleganza") che fotografano il processo mentale che ha portato Saldicco al jazz, processo mentale e non approccio viscerale, cioè, musica, studiata e gustata, non percepita nella sua umoralità e nei suoi colori che sanno in genere, esprimere un vissuto. Anche la band sinceramente, mi sembra piuttosto acerba se si eccettua il regolarissimo e preciso lavoro di un Ciancaglini comunque in ombra: si percepiscono qui e lì degli scollamenti nel drumming e delle eccessive indeterminatezze di soluzioni nel secondo solista Ne viene fuori un prodotto certamente dignitoso anche se non propriamente brillante dove il leader si fa apprezzare per la completezza della gamma sonora e naturalmente per l'ottima tecnica di base, ma credo che le proprietà espressive (non tecniche) del "genere" dovrebbero ancora essere meglio assimilate.
Musica News n. 4 Luglio/Agosto 2002
di Amedeo Furfaro
Cesare Saldicco ovvero un romano de Cosenza. O almeno in parte essendo sua madre una cosentina il cui cognome è già un fausto presagio: Musicò.
Ed, era da prevedersi, il giovane pianista ha musicato la sua “opera prima” dedicata ad “Atlantide”.
Stefano Bollani, uno dei suoi maestri, ne ha certificato “l’eleganza e la cantabilità” sul retro del Cd su etichetta Philolgy. Ed in effetti il prodotto risulta ben confezionato e congegnato egregiamente dal gruppo che vede Enrico Bracco alla chitarra, Pietro Ciancaglini al basso, Armando Sciommeri alla batteria e Marcello Allulli al sax soprano.
In base al principio dell’alternanza i brani in sequenza sfoderano atmosfere sempre diverse con maggiore propensione verso le ballad come quella che dà il titolo al disco, poi Viola e l’accorata Untitled anche in alternate take. Ma non mancano puntate nel blues (Bibidi bobidi blues) e nel latin (Paricò) che mettono più in risalto le virtù di qualità e tenuta ritmica dell’insieme.
Non c’è che dire. L’esploratore Saldicco giunge al pianeta mitico di Atlantide sciogliendo i ghiacci col calore di un tocco pianistico e con un afflato che, nell’odierno panorama jazzistico nazionale, sono sempre più difficili da rinvenire.
Merito, forse, della sua “latinità”.
Il Giornale d'Italia - 10 ottobre 2002
di Daniele Federici
Il panorama della musica jazz italiana regala, ogni tanto, qualche bella sorpresa; è il caso di Cesare Saldicco, giovane pianista romano alla sua prima fatica discografica dal titolo "Atlantide" pubblicato dall'etichetta Philology. Se è vero che un buon disco si riconosce dai tre "if", questo CD li rispetta in gran parte tutti e tre. La sezione ritmica è ben scandita dalla chitarra di Enrico Bracco e dal contrabbasso di Pietro Ciancaglini, coadiuvata dalle spazzole precise di Armando Sciommeri alla batteria e impreziosita, in due pezzi, da intensi interventi di Marcello Allulli al sax soprano; tutti giovani musicisti e amici che si ritrovano, stranamente, in un disco dal sapore "classico". Basta ascoltare il brano di apertura "Dulcinea", intenso e romantico, una ballad "nuda" nella quale i componenti dialogano tra loro in perfetta sintonia ed equilibrio senza mai farsi prendere troppo la mano, p l'incantevole title-track, forse tra i pezzi migliori dell'album. Ma è la liquidità del fraseggio di Saldino che è in primo piano; scorrevole, accattivante, elegante, a tratti quasi sensuale, e un talento sbalorditivo nella composizione. Qui basti tirare in ballo il nome di Stefano Bollani che, nelle note di copertina, afferma: "ho trovato i pezzi di questo album molto ispirati, freschi. Sono certo che apprezzerete l'eleganza e la cantabilità della sua musica". Ma se Saldicco sembra quasi sconfinare, nei labirinti incantati di "Viola" e "Dulcinea", in quel mondo onirico dove si annidano le muse, c'è anche spazio per l'acida ironia di pezzi come "Paricò" e "Bibidi Bobidi Blues" con i loro splendidi tessuti armonici e la loro disarmante e squisita semplicità.
"Atlantide" è sicuramente indice di un talento ancora non del tutto maturo, ma già pronto a far sperare per il meglio del jazz italiano.
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